07 maggio 2018

La fusione nucleare passa per noi

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Riprodurre le stelle, sul pianeta terra. Ci proveranno all'ENEA, sede di Frascati, che si aggiudica la costruzione del DTT, il Divertor Tokamak Test Facility, cilindro alto dieci metri e avente raggio cinque con il quale l'uomo tenterà di produrre energia elettrica da fusione nucleare: pulita, illimitata e senza scorie.
Il DTT nasce nel quadro di ricerca internazionale che è al lavoro sulla fusione nucleare (processo inverso rispetto alla fissione). Il progetto è coordinato da Eurofusion, e l'Italia con il suo "Divertore" recita il ruolo vitale per la congiunzione con il reattore ITER, costruendo, in Francia, che proverà dal 2050 a distribuire la prima energia nucleare da fusione.
L'ENEA per mezzo di una selezione al suo interno, ha scelto per caratteristiche tecniche, infrastrutturali e ambientali la sede di Frascati come sito per realizzare questa pionieristica infrastruttura. Premiata, ancora una volta, l'area di ricerca Tuscolana. E i numeri parlano chiaro: 500 milioni di Euro di investimenti nel breve-medio termine, 1500 persone che lavoreranno direttamente o indirettamente al "Divertore", 2 miliardi di Euro complessivi di ricadute nel lungo termine.
L'obiettivo dichiarato è condurre il pianeta terra verso la decarbonizzazione. Per farlo l'essere umano questa volta si è ispirato al sole e ha visto le stelle.
Si parte a novembre 2018. La sfida più grande per l'uomo, forse dopo lo spazio, ha ufficialmente inizio.
  • Video, come funziona il DTT, Divertor Tokamak Test Facility progettato da ENEA. Qui.
Nella graduatoria dei siti adatti a ospitare il Centro di ricerca internazionale sulla fusione DTT al primo posto il comune in provincia di Roma. Due miliardi di euro il ritorno sull’investimento. Coinvolte 500 imprese, anche la Cina fra i finanziatori del progetto. 
Sarà il sito di Frascati (Roma) ad ospitare il Centro di ricerca internazionale sulla fusione Divertor Tokamak Test facility (DTT). Il Consiglio di Amministrazione dell’ENEA ha approvato la Relazione conclusiva con la graduatoria finale delle nove località candidate. Sulla base dei requisiti tecnici, economici ed ambientali richiesti, il punteggio più elevato è stato assegnato dall’apposita Commissione di valutazione al sito di Frascati (Roma), seguito da Cittadella della Ricerca (Brindisi) e Manoppello (Pescara). La Relazione con la graduatoria completa delle proposte presentate da Abruzzo, Campania, Emilia Romagna insieme alla Toscana, Lazio, Liguria (con due siti), Piemonte, Puglia e Veneto è disponibile sul portale dell’ENEA.
Il Presidente dell’ENEA Federico Testa ha ricordato  che « Adesso si apre la fase dell’avvio operativo che richiederà il massimo impegno per garantire il rispetto della tempistica e degli adempimenti previsti, a cominciare dalla firma di un accordo con la Regione. » L’avvio dei lavori della DTT è atteso entro il 30 novembre 2018, con la previsione di concluderli in sette anni; saranno coinvolte oltre 1500 persone di cui 500 direttamente e altre 1000 nell’indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro, a fronte di un investimento di circa 500 milioni di euro. I finanziamenti sono sia pubblici che privati e vedono la partecipazione, fra gli altri, di Eurofusion, il consorzio europeo che gestisce le attività di ricerca sulla fusione (60 milioni di euro) per conto della Commissione europea, il MIUR (con 40 milioni), il MISE (40 milioni impegnati a partire dal 2019), la Repubblica Popolare Cinese con 30 milioni, la Regione Lazio (25 milioni), l’ENEA e i partner con 50 milioni cui si aggiunge un prestito BEI da 250 milioni di euro.
Ideata dall’ENEA in collaborazione con CNR, INFN, Consorzio RFX, CREATE e alcune tra le più prestigiose università italiane, la DTT sarà un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5, all’interno del quale saranno confinati 33 metri cubi di plasma con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere (pari alla corrente di sei milioni di lampade) e un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di watt per metro quadrato (oltre due volte la potenza di un razzo al decollo). Il plasma lavorerà a oltre 100 milioni di gradi mentre gli oltre 40 km di cavi superconduttori di niobio, stagno, titanio distanti solo poche decine di centimetri, saranno a 269 °C sotto zero. Bersaglio di tutta la sorgente di potenza, il divertore, elemento chiave del tokamak e il più sollecitato dalle altissime potenze, composto di tungsteno o metalli liquidi, rimuovibili grazie a sistemi altamente innovativi di remote handling.
Articolo tratto da Industria Italiana, clicca qui per la sua versione intera.

01 aprile 2018

La teoria del tutto

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Intenso. Illuminante. Spesso commovente. La Teoria del Tutto, pellicola ideata dalla biografia di Jane Wilde, Travelling to Infinity - My Life with Stephen, ex moglie di Stephen Hawking, è un inno alla tenacia che si radica nella mente di uno dei più grandi fisici dell'epoca contemporanea.
Hawking, per l'occasione recitato da un sublime Eddye Redmayne, non a caso oscar come migliore attore protagonista e sapientemente diretto da James Marsh, vede scorrere la sua vita insieme a una carismatica Felicity Jones nel ruolo di Jane, che lo sosterrà tra le rivoluzionarie scoperte riguardanti i buchi neri e la malattia sempre più invalidante. Esperienze che lo porteranno oltre i suoi stessi limiti.
Molto interessante l'idea dell'Agenzia Spaziale Italiana d'inserire il film, pochi giorni fa, all'interno della propria rassegna cinematografica gratuita presso la sede di Roma Tor Vergata. Un omaggio importante a uno studioso di così grande rilievo.
Prodotto nel 2014 con alla fotografia l'occhio magistrale di Benoît Delhomme è un film drammatico - sentimentale che racchiude grande interesse senza perdere il romanticismo british degli ultimi decenni.
Qui il trailer, sotto la scheda tecnica e la trama.

Università di Cambridge, 1963. Stephen è un promettente laureando in Fisica appassionato di cosmologia, "la religione per atei intelligenti". Jane studia Lettere con specializzazione in Francese e Spagnolo. Si incontrano ad una festa scolastica ed è colpo di fulmine, nonché l'inizio di una storia d'amore destinata a durare nel tempo, ma anche a cambiare col tempo. Del resto il tempo è l'argomento preferito di Stephen, che di cognome fa Hawking, e lascerà il segno nella storia della scienza. In particolare, l'uomo persegue l'obiettivo scientifico di spiegare il mondo, arrivando ad elaborare la formula matematica che dia un senso complessivo a tutte le forze dell'universo: quella "teoria del tutto" che dà il titolo al film. La teoria del tutto però non si concentra sull'aspetto accademico o intellettuale della vita di Hawking ma privilegia l'aspetto personale e l'evoluzione parallela di due forze dell'universo: l'amore per la moglie e i figli, e la malattia, quel disturbo neurologico che porterà al graduale decadimento dei muscoli dello scienziato e lo confinerà su una sedia a rotelle. La contrapposizione di vettori riguarda anche le convinzioni ideologiche di Stephen e Jane: lui crede solo alle verità dimostrabili, lei nutre una profonda fede in Dio.
James Marsh, regista premio Oscar per lo splendido documentario Man on Wire, sceglie una narrazione molto convenzionale per raccontare una storia eccezionale. Conscio della difficoltà di rendere appetibili al grande pubblico la decadenza fisica di un uomo e l'eccellenza accademica del suo cervello, Marsh fa leva sui sentimenti e costruisce una narrazione mainstream che non rende giustizia alla sua originalità di autore.
Ciò che eleva La teoria del tutto al di sopra della mediocrità è la performance dei due attori protagonisti: la luminosa Felicity Jones, pugno di ferro in guanto di velluto, e Eddie Redmayne, straordinario sia nell'incarnare il declino fisico di Hawking che soprattutto nel canalizzare, principalmente attraverso lo sguardo, quella dolcezza consapevole e ironica che l'ha reso un'icona internazionale. La dolcezza, in generale, è la cifra narrativa principale del film, abbinata a quell'anelito per ciò che è magico, miracoloso ed inspiegabile, e ciò che permette alla natura umana di trionfare contro ogni logica e ogni teoria.
Valeva per Philippe Petit che camminava su un filo sospeso fra le Torri Gemelle, vale per Stephen Hawking, cui erano stati diagnosticati due anni di vita e che invece è oggi un ultrasettantenne pieno di voglia di vivere, e di raccontare l'universo a modo suo. 
Fonte, My Movies, clicca qui.

22 febbraio 2018

Testo unico forestale, la posizione di Isde Italia

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Ricevo con piacere dalla Dottoressa Patrizia Gentilini e desidero amplificare il comunicato stampa congiunto dell'Associazione dei Medici per l'Ambiente (Isde, International Society of Doctors for the Environment) e della Rete di Scienziati Energia per l’Italia. Lo stesso riguarda il decreto legislativo di riordino forestale che va a toccare aspetti inerenti il delicato ambito rifiuti. Di seguito il comunicato stampa nella sua interezza, nei link sottostanti alcune autorevoli opinioni in merito.
  • Bartolomeo Schiarone  Prof dell’Università della Tuscia, qui.
  • Paolo Maddalena Ex Vice Presidente Corte Costituzionale, qui.
  • Petizione a sostegno della problematica sollevata, qui

L’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia e il Gruppo di Ricercatori e Scienziati di Energia per l’Italia esprimono la più profonda preoccupazione per la recentissima approvazione da parte di entrambi i rami del Parlamento del Decreto Legislativo “Disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali” in attuazione dell’articolo 5 della legge 28 Luglio 2016, n. 154 ed attualmente alla firma del Presidente Mattarella. Il D.Lgs favorisce in modo incondizionato e sistematico il taglio esteso di boschi ed aree, fino ad oggi protette, per l’utilizzo delle masse legnose a fini energetici nelle centrali a biomasse. Tale pratica comporterebbe inevitabilmente un ulteriore aggravio dell’inquinamento atmosferico con ricadute negative per salute della popolazione italiana, dimenticando che l’Italia, con 90 mila morti premature all’anno sulle 487.600 del continente europeo, è ai vertici di questa triste classifica e per questo sotto procedura d’infrazione.

Già oggi in Italia le biomasse solide sono responsabili di circa il 70% del PM2,5 primario, che rappresenta (dati ISPRA) circa la metà del PM2,5 totale, responsabile di 59.630 decessi prematuri ogni anno secondo l’UE. Si può stimare quindi che la combustione di biomasse in Italia sia responsabile, considerando le sole emissioni di particolato, di numerosissime morti premature, di ricoveri per patologie acute (soprattutto negli esposti più suscettibili come bambini e anziani), di alterazioni della fertilità, della gravidanza e del periodo perinatale e di numerose patologie croniche (soprattutto cardio-respiratorie, metaboliche e neurologiche) per le quali è ormai riconosciuto un importante ruolo causale per questo inquinante atmosferico. Agli effetti delle emissioni di particolato andrebbero aggiunti gli impatti ambientali e sanitari da emissioni di composti organici clorurati, VOCs, IPA, metalli pesanti, spesso non adeguatamente monitorati e, in alcuni casi, persino non normati.

E’ quindi veramente paradossale che, di fronte al problema dei cambiamenti climatici, della perdita di biodiversità e fertilità dei suoli, dei recenti devastanti incendi di cui sempre più, dal Nord al Sud, si sospetta il legame criminale con le centrali a biomasse, invece che conservare gli alberi esistenti e piantarne altri, se ne incentivi il loro abbattimento.

E’ dimostrato che lasciare boschi e foreste alla loro evoluzione naturale ne favorisce la ricchezza in biodiversità ed anche in ambiente urbano la presenza di alberi aumenta il benessere psicofisico delle persone, contrastando anche patologie degenerative quali Parkinson e Alzheimer.
Un’assurda interpretazione delle “energie rinnovabili” porta ancora una volta a incentivare i processi di combustione (biomasse, biogas, biometano, rifiuti…) piuttosto che la sola, vera energia rinnovabile rappresentata dal sole e dai suoi derivati (vento, onde, maree). Si dimentica che aumentare la fertilità dei suoli restituendo alla Terra il materiale organico ottenuto da compostaggio - e non certo il digestato da impianti a biogas- aumenta il sequestro di Carbonio dall’atmosfera, nonché biodiversità e fertilità dei suoli, contrastando in modo determinante anche i cambiamenti climatici. Chiediamo che vengano finalmente ascoltati gli appelli che da anni autorevoli Ricercatori, Scienziati e Giuristi rivolgono ai decisori politici e che si aprano Tavoli Tecnici con esperti indipendenti nel settore dell’energia. 

Rivolgiamo quindi un vibrante appello al Governo affinché non adotti - e al Presidente della Repubblica affinché non firmi - questo disastroso Decreto legislativo, ricordando che boschi, suolo, paesaggio sono Beni della Collettività e come tali salvaguardati dalla Costituzione Repubblicana e non ulteriore occasione di profitto per pochi soggetti privati.

Per informazioni di contatto: qui e qui.

30 gennaio 2018

L'abito inconfondibile di Casa Italia

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Raccontare, senza aggiungere. Identificarsi, dove tutto è identificato. Fondare un nuovo luogo. Immaginare le forme, percepire il contrasto. Sentirsi parte. Ascoltare il silenzio. Riscaldarsi con i colori. Ritrovarsi.
È il promo creato dal Coni per il varo di Casa Italia alle prossime Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018.
Linee morbide, a tratti essenziali, richiamano il calore italiano pronto a fondersi con rispetto nella cultura che accoglierà il nuovo quartier generale della delegazione azzurra.
A darle forma tanti interpreti dell'eccellenza made in Italy, con l'obiettivo pienamente raggiunto di ricreare un angolo del Bel Paese nel lontano sud-est asiatico.  
Le glorie d'inverno scaldano i muscoli, Casa Italia è pronta ad accoglierle, magari con qualche preziosa medaglia al collo.
  • Promo Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) per la nuova Casa Italia. Qui.
  • Video rendering Coni Casa Italia 2018. Qui.
  • Casa Itala sposa la cucina ampezzana. Qui.
  • Olimpiadi invernali, Casa Italia è brianzola. Qui.
  • Il design friulano a Casa Italia. Qui.
Buona visione e lettura.

28 gennaio 2018

L'austerità sta uccidendo l'Italia

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Da perfetto commissario europeo per gli affari economici e monetari sembra che Pierre Moscovici non riesca a non farsi anche gli affari degli altri. Questo in un momento che, costituzionalmente parlando, dovrebbe essere lasciato alla piena terzietà. Secondo Moscovici, infatti, l'Italia diverebbe un problema per l'area Euro nel caso in cui le prossime elezioni politiche esprimessero una precisa maggioranza al governo del Paese. L'avvertimento del commissario UE si concentra sull'ipotesi (a parole) da parte di Movimento 5 Stelle e della Lega di superare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, parametro a cui l'Italia, come non fa la "sua" Francia, si attiene con rigore dal 2012 facendo severa austerità.
Probabilmente credere a un vero progetto europeo significa ormai credere anche a un altro progetto europeo. Diverso dal presente, lacunoso, che poggia su di un'unione monetaria a vantaggio dei grandi gruppi bancari e che non annovera una perequazione fiscale tra gli stati membri, così come un sistema federale in grado di ammorbidire le diversità, leggasi anche necessità, dei vari stati aderenti. Perchè è scontato che la Spagna abbia caratteristiche economiche diverse da quelle dell'Italia e l'Italia "esigenze" diverse da quelle della Germania. E così via.
Ma nell'attuale condominio monetario sembra esserci poco spazio per queste "piccole sottigliezze" orientate idealmente al crescere tutti insieme e bene.
Tornando a Moscovici e ai suoi timori che forse l'Italia torni a crescere davvero in termini di Pil, il membro dell'esecutivo europeo pochi giorni fa ha detto esattamente questo. Dichiarazioni a cui alcuni economisti come Bagnai (ora candidato tra le fila di Noi con Salvini, dovere di cronaca, nulla più) ha risposto esattamente questo.
Così, nell'austerità galoppante, ho trovato interessante rileggermi prima di tutto l'articolo del 2012 del Prof. Sergio Cesaratto presso la biblioteca del Senato della Repubblica che è la presentazione dell'e-book dal titolo "Oltre l'austerità".
Perchè se Moscovici e la Commissione Europea premono affinchè l'Italia non abbandoni precise politiche che deprimono ad esempio il mercato del lavoro, credo occorra capirne prima di tutto le cause, poi  i risvolti e, qualora ci riuscissimo, alcune strategie difensive.
Il post, L'austerità sta uccidendo l'Italia è interamente leggibile a questo link del Keynes blog e ne propongo uno stralcio anche sotto.
Il Prof. Sergio Cesaratto, peraltro, ha prodotto pochi giorni fa, un'attenta riflessione sull'Ue che vorrebbero Francia e Germania in termini economici: L'idea Franco - Tedesca per ingabbiare l'Italia. L'articolo può essere letto qui nella sua interezza.
Per chi volesse capire di più dell'attuale scenario macroeconomico e dei suoi possibili sviluppi, visto che in fin dei conti siamo toccati direttamente da tutto questo, consiglio però la lettura dei link così come li ho riportati in ordine di sequenza all'interno del post.
Buona lettura.

L’e-book “Oltre l’austerità” rappresenta uno sforzo collettivo di denuncia delle politiche europee di austerità. Fra i partecipanti vi sono fra i migliori economisti eterodossi italiani, assai noti all’estero. Vorrei qui solo brevemente ricordare il successo del recente workshop per giovani economisti organizzato dal Centro Sraffa che ha tenuto oltre 50 giovani di mezzo mondo a discutere di temi eterodossi. E’ importante che il pensiero economico critico sia difeso e mantenuto vivo nell’accademia – un invito qui ai politici presenti – contro il tentativo di utilizzare la giusta valutazione della ricerca per far fuori chi dissente da una teoria economica dominante che la crisi economica ha certamente screditato, ma non rimosso dalle posizioni di potere. Altro che quarantenni! verrebbe da dire. Parlare oggi con un giovane economista tipico (un bankitaliota per capirci) fa mettere le mani nei capelli a chi ha studiato con i Garegnani, Caffè, Sylos, Graziani e tanti altri maestri (ma naturalmente il menzionato workshop dimostra che vi sono ragazze e ragazzi che pensano con la testa propria). La difesa del pluralismo degli insegnamenti di economia appare dunque ineludibile, e un appello verrà in tal senso diffuso a breve da studenti e docenti. Su questi temi vorrei che davvero da qui uscisse un impegno.

Il libro è anch’esso rappresentativo di un pluralismo di idee. Vi è, tuttavia, più di un elemento che unisce i contributi. In primo luogo che da una diagnosi sbagliata delle cause della crisi non può che seguire una cura sbagliata. L’origine della crisi non è fiscale; l’austerità l’aggrava in una inutile fatica di Sisifo di riaggiustare i conti. Ci unisce anche l’idea che occupazione, crescita, e si badi bene, produttività dipendano fondamentalmente dalla domanda aggregata e non da politiche dell’offerta, necessarie ma non sufficienti. Peraltro nei riguardi di queste politiche siamo assai distanti dalle posizioni dominanti e dai vincoli europei e per un intervento pubblico nella politica industriale. E comunque qualunque politica di modernizzazione del paese è difficilmente perseguibile in un clima di deflazione.
Sempre più ampia è la condivisione che le cause ultime della crisi siano in un’unione monetaria mal congegnata. Purtroppo un’Europa federale viene vagheggiata con la solita superficialità intrisa di retorica e senza entrare nel merito – assenza di competenze economiche e di pragmatismo vanno di pari passo nel discorso politico italiano coll’esaltazione del liberismo come risolutivo di tutti i mali (così si è anche assolti dal non sapere bene di cosa si parli). 
Prosegue al link di cui sopra.

26 gennaio 2018

I martiri dell'Italia che fatica

@ Futuriblepassato | Luca Tittoni. Di fronte allo schermo prima del solito. Tra i brevi ritagli di tempo la mia attenzione va a questo articolo di Luigi la Spina pubblicato su La Stampa. Ne riporto uno stralcio sotto.
Si tratta di un'ampia riflesisone su quanto avvenuto ieri a Milano. È un omaggio al pendolarismo, al rispetto del lavoro in un contesto economico folle e logorante. Un grido che è un invito al silenzio e all'azione.
Buona lettura.

La tragedia di una realtà quotidiana, cruda e inaccettabile, piomba e scuote un’Italia disgustata dalla falsità di una campagna elettorale piena di vane promesse e di vecchi rancori. Come a scavare un baratro di insensatezza tra la pesante fatica di tante mattine, buie e fredde, stretti su vecchi e affollati treni e le nostre sere, dove inutili parole si sprecano sugli schermi delle tv. E nemmeno davanti ai morti e ai moribondi si ferma il vergognoso rimpallo di responsabilità, disperato e sciocco tentativo di approfittare di morti e moribondi per guadagnare un piccolo pacchetto di voti.  
Risparmi sulla manutenzione, usura dei mezzi, trascuratezza nei controlli, errore umano. Sarà dovere della magistratura, naturalmente, accertare le cause del disastro ferroviario alla periferia di Milano e punire i colpevoli. Ma la pietà e la commozione per le vite interrotte all’alba di quella che doveva esser solo una giornata di lavoro devono toccare anche le altre esistenze, troppo dimenticate. Quelle di chi lega il sonno interrotto del mattino a quello incombente della sera, perché non si può permettere il costo di una casa vicina alla sede della fabbrica, dell’ufficio, del negozio, dell’università.
Vite disperse nella febbrile ansia per il solito ritardo, per il solito rabbuffo del capo e, magari, per la minaccia di un licenziamento. Ore e ore di fatica in più, senza alcuna ricompensa, se non il frettoloso saluto del consueto compagno di viaggio. Qualche volta conforto di una parola amica, qualche volta noioso rituale di reciproci lamenti.  
Quando tragedie come queste squarciano di verità le rappresentazioni illusorie che facciamo di noi stessi, delle nostre esistenze, avvertiamo come siano false persino le certezze rassicuranti su cui abbiamo coltivato stupidi orgogli, stupidi confronti, stupide speranze. Quelle, ad esempio, di un pezzo d’Italia dove la modernità, l’evoluzione tecnologica, la ricchezza del territorio, la competenza professionale escludono catastrofi ferroviarie ammissibili, con qualche ipocrita compatimento, solo in qualche sperduta zona del nostro profondo Meridione. 

Quel Nord, troppo compiaciuto dei suoi successi per badare a chi non solo non ne gode i vantaggi, ma non è neanche in grado di vederli, perché i finestrini dei treni, nelle mattine d’inverno, sono sempre appannati. Quel Nord che troppo spesso si vanta di trainare il resto del Paese, ma non riesce a trainare tutti i suoi pendolari alle soglie del posto di lavoro. Quel Nord, troppo occupato di mirarsi allo specchio per poter guardarsi intorno. Invece no. 
Articolo interamente leggibile a questo link.
Fonte foto, Huffingtonpost.

24 gennaio 2018

Road to PyeongChang

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Ancora poche ore poi luci e gesta scriveranno la XXIII Olimpiade invernale dell'era moderna.
Sede eletta, PyeongChang, su due piedi più facile a dirsi che a scriverla. Candidatura coriacea, giunta al terzo tentativo dopo le sconfitte del 2010, vincitrice Vancouver (in fondo il Vanoc aveva fatto un bel lavoro), e quella del 2014, dove ad aggiudicarsi i Giochi fu la città di Sochi con zar Vladimir a fare da garante.
Premiate la meticolosità e la perseveranza, il comitato organizzatore è ora pronto ad accogliere il sacro fuoco di Prometeo. Quindici giorni, infatti, all'accensione del tripode a cinque cerchi.
Lo sport, intanto, spesso collante tra le civiltà, sembra riuscire a svolgere il ruolo di mediatore politico tra le due Coree. Significato importante in un momento delicato per questa regione del mondo. 
Ieri il Coni ha ufficializzato i primi 84 partenti. Si va in 121. L'Italia è quasi fatta. 
A sventolare il tricolore all'ingresso della delegazione azzurra sarà la velocissima Arianna Fontana: prima Olimpiade a Torino 2006 e oggi veterana del gruppo.
Il percorso verso l'oro è ostico, veniamo peraltro da due spedizioni non brillanti, ma si decolla con l'umiltà e il buon lavoro fatto dalle federazioni.
Sofia Goggia, che lo scorso anno proprio sulla pista olimpica ha conquistato una storica doppietta, dovrà vedersela con queen Lindsay Vonn e Federica Brignone con la marziana Shiffrin. Solo per fare qualche nome. Ma l'armata azzurra è ben composta: Fill, Paris, Fontana appunto, Carolina Kostner e Innerhofer. E si auspica qualche bella sorpresa.
Il claim dell'Olympic Italia Team recita: l'incredibilie non è impossibile. Il cammino è iniziato, in bocca al lupo ragazzi.
  • Sito ufficiale della XIII Olimpiade invernale dell'era moderna. Pyeongchang 2018. Qui.
  • I 121 atleti azzurri che parteciperanno ai Giochi Olimpici di Pyeongchang. Qui.
  • Sito Italia Team per Pyeongchang 2018. Qui.

Mancano meno di tre settimane alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018 e ieri è stata presentata l’Italia che andrà a caccia di gloria sulla neve e sul ghiaccio sudcoreano. Una delegazione di 121 atleti, la più numerosa della storia dopo Torino 2006, in rappresentanza di addirittura 14 sport sui 15 in programma (assenti soltanto nell’hockey ghiaccio). Al momento si conoscono soltanto 84 nomi, gli altri 37 verranno svelati soltanto nel weekend dopo le ultime gare di Coppa del Mondo. Giovanni Malagò, Presidente del Coni, è molto ottimista sulla nostra spedizione e al termine della prestazione ha dichiarato: “Contingente più numeroso a parte Torino 2006, abbiamo 84 atleti sicuri ma arriveremo a 121 nel fine settimana, consentiremo ai tecnici di sciogliere le ultime riserve. Italia da doppia cifra, questa è la volta buona per l’oro (che manca da Vancouver 2010 con Giuliano Razzoli, ndr). Una medaglia di Nadia Fanchini avrebbe un valore simbolico. L’Italia faccia vedere di essere al completo. Senza i russi avremmo più chance, ma non mi risultano voci di boicottaggio. In discesa e nello short track non è come correre i 100, il bello degli sport invernali è che non c’è nessuna certezza, si corrono più rischi, ma sappiamo di aver lavorato bene e abbiamo diverse speranze in vari sport“. 
Fonte, Oasport, clicca qui.

24 novembre 2017

Medicina Coerente

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. L’autrice accompagna il lettore in un’appassionata scoperta del corpo, della psiche e della mente, ingranaggi raffinati, rettificati e meravigliosamente intrecciati dove nulla è lasciato al caso e ogni input comporta una reazione. Una medicina che ridà dignità alla persona e alla sua complessità, dove la malattia non è più un male che cala dall’alto, una colpa di cui chiedere scusa, un difetto del sistema, ma la migliore risposta possibile per quell’organismo in quel dato momento per quella specifica informazione. Una medicina che integra empirismo e riduzionismo, che è insieme Scienza e Filosofia, disciplina scientifica e umana capace di guardare il mondo con mente aperta e occhi stupiti.

Per presentare un libro è bello iniziare menzionando parte del lavoro che lo ha riguardato. Anche perchè, parlando di medicina, io faticherei molto a raccontarlo. 
Ho però un privilegio, che uso chiaramente a mio vantaggio: conosco l'autrice. 
Sara, medico e ricercatrice, crea e mette a disposizione delle persone anni di sue esperienze personali, di ricerca non solo medica, ma multidisciplinare. 
Una gestazione costante il suo lavoro, spesso punto di arrivo di un impegno profuso, ma anche cardine da cui ripartire verso nuove conoscenze.
Con competenza, umiltà e umanità.
E ci tenevo molto a fare un post sul suo primo libro. Con l'augurio a lei che ne seguano molti altri di simile caratura.

Sara Diani è medico, ricercatrice, ispiratrice di nuovi modelli medici, filosofici e scientifici. Un grosso incidente in motorino e una diagnosi mancata la portano dall’altra parte della “barricata”, svelandole nuovi orizzonti terapeutici. 
La malattia e le scoperte successive cambiano la sua vita per sempre, spingendola a studiare nuovi approcci al paradigma medico e a ideare modelli medici, scientifici e filosofici innovativi. 
Inizia così un percorso affascinante alla scoperta della complessità dell’essere umano che non solo permetterà a Sara di guarire ma anche di approdare a una visione della Medicina: la Medicina Coerente. 
Ha insegnato neuroanatomia, neurofisiologia e organizzazione del sistema complesso umano all’Università Europea Jean Monnet di Padova. Come medico clinico ha lavorato in Italia e in Germania, dove si è avvicinata alla medicina integrata e a un approccio olistico in grado di arricchire e potenziare la medicina tradizionale. Si occupa in particolare di quattro temi:
  • Sistemi complessi e filosofia della medicina
  • Fisica moderna applicata alla medicina.
  • Sistema immunitario e malattie croniche.
  • Filosofia della coscienza. 
Medicina Coerente raccoglie il frutto di sette anni di ricerca, sperimentazione ed esperienze personali. In queste pagine le nuove scoperte sui sistemi complessi si uniscono alla fisica moderna e alla filosofia per approdare a una nuova medicina razionale, sistemica, logica e individualizzata.
Grazie a Medicina Coerente, anche se non sei un esperto:
  • scoprirai un nuovo approccio rivoluzionario alla scienza medica attraverso 4 modelli, con una nuova visione della salute e della malattia
  • comprenderai la complessità sistemica della “macchina” umana in tutta la sua bellezza
  • impararai a leggere i sintomi come segnali precisi e individuali dello stato di salute del nostro sistema, nella sua unicità
  • risolverai i problemi alla radice anziché soffocarli
  • riscoprirai l’innata saggezza del corpo e ne sfrutterai gli incommensurabili benefici
Buona lettura.

Qui il link di Amazon per conoscere gli estratti del libro e acquistarlo.
A questo link il sito della Dottoressa Diani e qui la sua pagina Facebook.

15 novembre 2017

DTT, la sfida italiana per l'energia

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Seppure in piena deindustrializzazione, l'Italia brilla con le sue competenze per uno dei progetti più ambiziosi di sempre: la fusione nucleare. Enea in prima linea nello sviluppo del super magnete di Iter.

Enea, in arrivo il superlaboratorio di ricerca sulla fusione.
L'articolo è tratto da Industria Italiana e può essere letto in parte sotto o interamente a questo link.
Per conoscere meglio di cosa si tratta, propongo la visione di questo video.

Passi in avanti per uno dei più ambiziosi progetti di ricerca europei nel settore della produzione di energia da fusione nucleare : nei primi mesi del 2018 dovrebbe infatti prendere il via la realizzazione della Divertor tokamak test facility (DTT), un’infrastruttura strategica nella roadmap verso la fusione. Si tratta di un laboratorio scientifico-tecnologico fra i più grandi d’Europa che prevede investimenti pubblici e privati per 500 milioni di euro e l’impiego di oltre 1500 persone altamente specializzate, direttamente e nell’indotto. Al progetto, che sarà realizzato in Italia, contribuirà EUROfusion il consorzio europeo cui è affidata la gestione delle attività di ricerca sulla fusione nucleare che ha appena previsto un finanziamento da 60 milioni di euro.

Ideata dall’ENEA in collaborazione con CNR, INFN, Consorzio RFX, CREATE e alcune tra le più prestigiose università del settore, la DTT nasce quale ’anello’ di collegamento tra i grandi progetti internazionali di fusione nucleare ITER e DEMO (il reattore che dopo il 2050 dovrà produrre energia elettrica da fusione nucleare) per fornire risposte, scientifiche, tecniche e tecnologiche a problematiche di grande rilievo quali la gestione dei grandi flussi di potenza prodotti dal plasma combustibile e i materiali da usare come ‘contenitore’ a prova di temperature elevatissime. Ad annunciare l’arrivo del finanziamento EUROfusion, nel corso di un’audizione sul Progetto di fusione nucleare ITER alla Commissione Attività produttive della Camera, è stato il Presidente dell’ENEA Federico Testa. «Ai fondi decisi da EUROfusion dovrebbero adesso aggiungersi altre risorse a livello nazionale, tra cui i 40 milioni di euro messi a disposizione dal Miur con la delibera Cipe del 3 agosto scorso e gli altri 40 impegnati dal Mise a partire dal 2019, per un contributo da erogare nei 4 anni successivi » ha dichiarato Testa. «I prossimi passi – ha aggiunto – saranno l’avvio di un percorso trasparente di manifestazione di interesse dalle regioni che potrebbero essere interessate ad ospitare questa infrastruttura. Alcune –e le ringraziamo per questo – hanno già fatto pervenire le loro proposte. L’obiettivo è di individuare l’area che può offrire le migliori opportunità di localizzazione per l’ENEA e il Paese».

 Dalla realizzazione della DTT sono attese ricadute di grande rilievo per tutta la comunità scientifica e le aziende italiane ed europee. Ad oggi, la ricerca sulla fusione ha portato risultati rilevanti in termini scientifici ed economici con ricadute significative per le imprese italiane. In ITER, ad esempio, sono coinvolte, a vario titolo, oltre 500 industrie italiane, fra cui Ansaldo Nucleare, ASG superconductors (Gruppo Malacalza), SIMIC, Mangiarotti, Walter Tosto, Delata TI, OCEM Energy Technology, Angelantoni Test Technologies, Zanon, CECOM e il consorzio ICAS tra ENEA, Criotec e Tratos, che si sono aggiudicate gare per quasi un miliardo di euro, circa il 60% del valore delle commesse europee per la produzione della componentistica ad alta tecnologia. E l’obiettivo è di generare nuovi contratti per altre centinaia di milioni di euro nei prossimi 5 anni.
Prosegue qui.

02 novembre 2017

"Adesso ricostruiremo"


@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Il via vai dei Canadair sul lago di Moncenisio (qui). L'emergenza incendi che circonda da giorni il Piemonte e la Val di Susa raccontata con compostezza nel silenzio quasi generale della stampa. A novembre, dove i segni dell'autunno li trovi soltanto sul calendario appeso in cucina e alla siccità che attanaglia da mesi l'Italia si aggiunge la mano idiota dell'uomo.
Undici anni fa tra quei boschi transitava il sacro fuoco di Prometeo, scintilla del sole accesa nel tempio di Era e portata fino a Torino. Fuoco della vita.
Il tempo scorre e gli scenari cambiano.
Oggi l'uomo non sfida più gli dei ma se stesso tra tenacia e criminalità.
Qui il rosso non porta vita, ma passa e cancella. Ed in questa coriacea valle le ceneri si mischiano alla tenacia dei piemontesi tosti, che sapranno ricostruire.
“C’è dolore, non si può accusare la natura. Adesso ricostruiremo”.
Buona lettura.

Case salve ma alberi bruciati. “Così muoiono i nostri paesi”.
Articolo tratto da La Stampa.
Foto Ansa, di Federico Millesi, qui.

Seghino non è il nome di un paese. Qua e là una casa di pietra, un’abitazione ammodernata a puntino, un rudere di una stalla, un frutteto, un sentiero, una staccionata, una siepe, un ruscello.
Venti abitanti, qualcun altro che viene per il fine settimana ad aprire la baita dei padri e dei nonni. Quando ci siamo arrivati pareva di esser soli in tutta la valle, tanto c’era silenzio. Ed era uno stupore, un fragile incanto. Questo è Seghino, un tratto qualsiasi della montagna della Val di Susa, accovacciato sotto un’ala del Rocciamelone, un tratto di mondo con un orizzonte chiuso da altre montagne, la città con l’autostrada i negozi la gente il treno è a un passo, pochi minuti di discesa impervia eppure remota; tiepido anche d’inverno perché il sole lo svela dall’alba al tramonto, una montagna che la vicinanza dell’Alpe rende solenne, di una misteriosa solennità come accade ovunque la natura rivela ancora una sua nuda forma antica, simile a quella delle origini del mondo.
Lungo tutta la fascia delle montagna piemontese sono infiniti i luoghi che somigliano a questo. Montagna senza sci e senza alberghi. L’avvenimento è una corsa a piedi in salita che sfiancherebbe un camoscio, e le battaglie contro l’Alta Velocità che qui hanno segnato l’emblematico inizio: la prima trivella il 31 ottobre del 2005 e la prima battaglia, che non è ancora finita. Un mesto ancoraggio di vita, faticoso campo di lavoro, dove tra un muretto a secco e un burrone, tra un castagneto e un focolare, le generazioni si susseguono strette, povera terra fatta cara dal ricordo dei vecchi, dal ricordo del lavoro, dal ricordo delle annate buone e di quelle cattive.
«C’è gente che è scesa a valle per lavorare, sta dieci ore in fabbrica e poi risale qui. Ma non ha più forza e tempo per pulire il bosco, portar via le foglie e il secco ed ecco che gli incendi arrivano…».
Questa è Seghino che per la sua gente è una piccola patria, la piccola patria. Tre giorni fa dal monte è sceso l’incendio, arrivava da lontano il fuoco, da Bussoleno che in linea d’aria sono sette otto chilometri. Ha scalato gole, salito erte di pietra, ingoiato boschi. Ed è arrivato qui. Ieri la montagna fumava ancora come un’immensa caldaia, i Canadair e gli elicotteri facevano staffetta per lanciare acqua sui focolai che infiocchettavano quello che chiamano «il bosco nero» di fronte a Venaus e al cristiano miracolo di Novalesa. Basterebbe un soffio gagliardo di vento e… Eppure la gente, i 400 sfollati, su 600 abitanti, saliva di nuovo alle case con le borse e i fagotti con cui sabato era fuggita nella furia del fuoco che avanzava. E incontravi chi già spazzava la cenere e chi già veniva alla chiesetta di san Pietro, a un tornante che domina la valle, dove sono rimasti le bottiglie d’acqua vuote e i rifiuti lasciati da chi ha combattuto per ore contro le fiamme: per pulire e far tornare, almeno qui, tutto lustro. E al tornante di sotto trovavi i volontari che combattevano con una «ripresa del fuoco», che sembra imbattibile ed eterno.
«Forse voi che venite da fuori non potete capire: per noi Mompantero e Seghino non ci sono più. Certo, le case sono state salvate dalla lotta di tutti, vigili del fuoco Croce rossa volontari, ma il bosco e gli alberi sono morti e quello è anche il nostro paese, la nostra casa…».
Sono salito qui, ieri, per scoprire una piccola patria che si batte contro una modernità sentita come inutile, estranea, aggressiva e che si è trovata a lottare proprio con quella natura che vuole difendere ed amare, contro il fuoco e il vento. E ha vinto la battaglia salvando almeno uomini e case.
L'articolo intero è leggibile a questo link.