27 giugno 2017

Orgoglio Kiwi

@ Futuribilepassato | Luca Tittoni. Dio creò il vento e lo consegnò ai neozelandesi. Cinque milioni di anime per nulla irretite dall'onere, abituate a guardare l'orizzonte in cerca della raffica giusta, pronte a interpretare il divino Eolo. 
Hanno sorpreso tutti, i Kiwi, in questa trentacinquesima edizione dell'America's Cup. Sin dal via, quando scendono in acqua con i pedali anziche usare le braccia per cazzare le vele; con il campo di regata tramutato in un velodromo (qui). E se il pauroso capsize (qui) ha fatto per un attimo pensare alla rocambolesca edizione 2013, persa per un soffio, quest'anno l'epilogo è stato molto diverso. 7 a 1, stracciato il team armato da Larry Ellison che forse, ora, potrebbe addirittura mollare il sindacato.
"È stato un lungo viaggio, ma adesso la riportiamo a casa". Parole di Grant Dalton in sala stampa, ceo di Emirates Team New Zealand e laurea honoris causa all'università della vela.
L'Auld Mug migra verso Auckland, sua vecchia e nuova casa per circa tre o quattro anni come la tradizione impone. Ora al defender stabilire il nuovo regolamento per l'edizione numero trentasei. E su tutto, due strade: proseguire con i trimarani, per una vela più vicina all'aeronautica o tornare al passato, allo scafo monochiglia. Chi vince detta le regole. Intanto una certezza: torna Luna Rossa e sarà Challenger of record. Bertelli non aspettava altro. Impresa ardua, scalfire l'orgoglio Kiwi è tra le gesta destinate agli dei, ma sarà entusiasmante provarci.
Fonte foto post, clicca qui.
  • La magia della 35a America's Cup raccontata dal fotografo Carlo Borlenghi. Qui.
Una festa semplice, a base di birra e famiglie, nell’hangar del quartiere generale a Dockyard, l’ex base navale militare trasformata in villaggio della Coppa America. Con il guerriero Grant Dalton, il ceo di Emirates Team New Zealand, spalleggiato dal timoniere Peter Burling, la sua invenzione, che dà inizio ai festeggiamenti portando il trofeo, l’Auld Mug come si dice in gergo, utilizzando l’olandese antico per definire la “vecchia brocca”, che gli è stato consegnato in sala stampa dopo le celebrazioni. “E’ stato un lungo viaggio, ma adesso la riportiamo a casa”, la battuta di Dalton. E’ la terza Coppa che vola, nel 1995 o resta come nel 2000, ad Auckland. 
Finisce così la giornata più lunga della 35a America’s Cup, che ha visto New Zealand vincere di netto su Oracle Team Usa, riprendendosi la rivincita sulla rocambolesca sconfitta del 2013 a San Francisco. A Bermuda non c’è stata rimonta che tenga: il defender, il detentore della Coppa, ha vinto una regata soltanto contro le otto in totale dei kiwi, che hanno dovuto pure annullare il punto di vantaggio concesso a Oracle perché vincitore delle Qualificazioni. L’ultimo carosello è stato umiliante per gli americani e per il loro timoniere, Jimmy Spithill, un veterano che è stato messo sotto dal giovane Burling come se fosse salito per la prima volta su questi catamarani volanti. 

Nulla da rivendicare, tanto che lo stesso boss di Oracle, Larry Ellison, si è andato a complimentare con gli avversari. E così anche Russell Coutts, l’ideatore di questa Coppa, il kiwi che ha vinto più di tutti, e che oggi esce sconfitto anche lui. La sua era probabilmente è finita, a meno che non sia vera quella voce che vuole Ellison ritirarsi e lasciare il team a Coutts purché riesca a finanziarselo da solo. 
Il patron di Alinghi, Ernesto Bertarelli, da giorni a Bemruda sul suo megayacht Vava2, ha lodato e ringraziato New Zealand, la cui “determinazione e la loro spinta innovativa - ha detto - sono un esempio per chi pratica lo sport agonistico, ma sono anche un invito a non dimenticare la passione e l’ingegno che da sempre animano l’America’s Cup. Emirates Team New Zealand - ha aggiunto -, grazie a un’incredibile combinazione di talento sportivo da parte del team guidato da un campione come Peter Burling, ha elevato il nostro sport a un nuovo livello. Grazie davvero da parte nostra per quello che avete realizzato”. Da capire, adesso, se Bertarelli tornerà in Coppa con Alinghi. Lui, aperto sostenitore dei catamarani volanti, si è incontrato in questi giorni con i kiwi, e non è escluso che si lasci ancora tentare. 

Finalmente, dopo almeno un giorno di attesa e di sotterfugi per nascondere la presenza del patron di Luna Rossa Patrizio Bertelli e del presidente del Circolo della Vela Sicilia Agostino Randazzo, non soltanto gli stessi si sono pavesati, ma non appena c’è stata l’ufficialità della sfida accolta è stato reso noto che Luna Rossa tornerà in Coppa e che sarà il Challenger of record, vale a dire il primo degli sfidanti e il loro portavoce, con un ruolo fondamentale nel disegnare la Coppa numero 36. 
Bertelli ha ipotizzato la finale ad Auckland entro tre-quattro anni, non si è sbilanciato sulle barche, che potrebbero restare comunque catamarani (“La contrapposizione tra multiscafi e monoscafi è una cavolata”, ha detto), ma magari con vele tradizionali, e ha parlato anche di eventi preparatori in Italia. Quanto alla nuova Luna Rossa, la vuole tuttta di giovani, provenienti dalle classe olimpiche, con qualche uomo di esperienza come l’ex skipper Max Sirena. Il patron di Prada ha anche speso parole di comprensione per Dean Barker, ex Luna Rossa, il timoniere di Team Japan fatto fuori nelle semifinali. “Poverino, però…”. 
Al settimo cielo Randazzo, che vede così coronare un sogno per il Circolo della Vela Sicilia che presiede, e che ebbe a presiedere il padre; un sogno che si era avvicinato nel 2013 a San Francisco, quando si accordò con i kiwi sull’8-1 per lanciare la sfida di Luna Rossa, e che la successiva disfatta cancellò. “E’ importante per noi, per il movimento della vela italiano e per l’Italia”, ha detto.  

 “Congratulazioni a Team New Zealand e al mio amico Grant Dalton a capo della sfida neozelandese” il saluto di Riccardo Bonadeo, il commodoro dello yacht Club Costa Smeralda. “Congratulazioni anche a Patrizio Bertelli nuovo Challenger of Record con il Circolo della Vela Sicilia, se ci saranno le condizioni per la prossima edizione, lo Yacht Club Costa Smeralda potrebbe ritornare con Azzurra, dopo aver fatto conoscere l’America’s Cup agli italiani con la prima sfida tricolore”.
Fonte articolo, La Stampa, clicca qui.

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